Lecco 6 ore per tutti a piedi

Itinerario manzoniano a Lecco

Lecco borgo fortificato sotto la dominazione spagnola

Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli… (I Promessi Sposi, cap. I)

Questo itinerario manzoniano a Lecco città dei Promessi Sposi ci porta a rivivere il borgo fortificato così come era ai tempi in cui Alessandro Manzoni ambienta I Promessi Sposi su “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno“, ovvero il Seicento e precisamente, come ci dice la cronologia degli avvenimenti del romanzo, tra il 7 novembre 1628, quando don Abbondio incontra i bravi, e i primi di novembre del 1630, che finalmente vede il matrimonio tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella.

Purtroppo al giorno d’oggi non sono rimaste molte tracce del borgo fortificato, perché con la dominazione austriaca nel 1782 Giuseppe II d’Austria fece demolire le mura che cingevano Lecco, ma certamente vale la pena rivedere Lecco come era ai tempi della dominazione spagnola nel Seicento.

Faremo una passeggiata nel centro storico di Lecco, ammirando il lago di Lecco direttamente dal ponte Azzone Visconti, di origine medievale, quel “ponte, che ivi congiunge le due rive” nel punto dove “il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni” (I Promessi Sposi, cap. I), che ai tempi controllava la via di comunicazione da e verso il ducato di Milano fino all’Oltralpe.
Il ponte ha un’apposita “carreggiata” pedonale, nella quale è possibile sostare ed ammirare il contesto paesaggistico che lo stesso Manzoni ci descrive, ammirando verso nord il San Martino che sembra cadere a strapiombo nel lago e verso est il Resegone dai “molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega”. Se guardiamo invece verso sud, oltre l’Isola Viscontea, sulla sinistra si trova il caratteristico borgo di Pescarenico e poco più in giù la foce del torrente Bione, dove Lucia, Agnese e Renzo lasciano Lecco per dirigersi a Monza. Qui si colloca l'”Addio monti sorgenti“.

Nel Seicento Lecco aveva un castello e del castello oggigiorno resta la torre Viscontea, nell’angolo della centralissima piazza XX Settembre. La torre ospita mostre temporanee ed è aperto al pubblico gratuitamente.
Il castello si estendeva verso la piazza e proseguiva con le mura fino all’attuale piazza Cermenati, una volta porto del borgo. Dalla piazza saliamo le scalinate della Basilica di San Nicolò per vedere altre vestigia della Lecco fortificata:

  • il bastione cinquecentesco sul quale è stato eretto il Campanile
  • il sottostante pezzo delle mura visibile dal parcheggio sottostante alla chiesa, che nel passato portavano alla porta Santo Stefano, una delle tre porte attraverso le quali era possibile accedere al borgo
  • il Vallo delle mura raggiungibile da piazza XX Settembre passeggiando lungo via Bovara per raggiungere l’altro ingresso (non più visibile perché distrutto) della Porta Vianova.

Dei fatti storici legati al periodo della dominazione spagnola troviamo traccia sin dal capitolo I, nel quale Manzoni ci parla delle grida spagnole contro i bravi, per esempio, grida che ricorrono poi anche nel capitolo III e nel capitolo V abbiamo un chiaro riferimento ai governanti spagnoli, quando padre Cristoforo va da don Rodrigo e costui è a tavola con il conte Attilio, il podestà, l’Azzecca-garbugli e altri due uomini. Ad un certo punto gli uomini brindano e chi dedicano il brindisi? Al conte-duca Olivares, ministro del re di Spagna Filippo IV – viva mill’anni don Gasparo Guzman, conte d’Olivares, duca di san Lucar, gran privato del re don Filippo il grande, nostro signore! – (I Promessi Sposi, cap. V).

Immaginiamoci spettatori dei Promessi Sposi in questo contesto seicentesco: visualizziamo Lecco come un borgo “che s’incammina a diventar città“.
Qui Alessandro Manzoni ha scelto di far muovere i suoi personaggi, tra vicende umane e fatti storici.

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Villa Manzoni: 45.852493, 9.399254
Ponte Azzone Visconti: 45.847561, 9.392817
Torre Viscontea: 45.854279, 9.389620
Campanile Basilica San Nicolò: 45.856857, 9.389148
Vallo delle mura: 45.856065, 9.391959
Museo Manzoniano: 45.852418, 9.398782
Monumento ad Alessandro Manzoni: 45.851865, 9.392238
Villa Manzoni
Villa Manzoni

Partiamo da Villa Manzoni dove Alessandro Manzoni ha vissuto gli anni dell’infanzia ed adolescenza con il padre Pietro Manzoni. Questi luoghi: il Lago di Lecco, le montagne che poteva ammirare dalle finestre della villa lo hanno ispirato per ambientare poi I Promessi Sposi proprio su “quel ramo del lago di Como…“.

Museo Manzoniano Lecco
Museo Manzoniano

Cammina nelle sale dove Manzoni correva da piccolo e che viveva da ragazzino con il padre. Scopri i manoscritti autografi, le diverse edizioni dei Promessi Sposi, gli oggetti personali dello scrittore e persino la sua culla in vimini.
Da fine Ottocento ai giorni nostri con gli abiti di scena del serial televisivo con la regia di Nocita.
Vuoi vedere quanto era grande la tenuta Manzoni? I suoi vigneti? Un plastico ricostruisce la Villa ai tempi del Manzoni.

Ponte Azzone Visconti Lecco
Ponte Azzone Visconti

Per i lecchesi è il Ponte Vecchio, ma porta il nome di chi lo voluto, ovvero Azzone Visconti, duca di Milano, che lo fece costruire nel 1300 insieme alle mura per fortificare il borgo di Lecco. Questo ponte controllava le vie di comunicazioni lungo il fiume Adda da e verso Milano e l’Oltralpe.

monumento a Alessandro Manzoni Lecco
Monumento a Alessandro Manzoni

Il monumento ad Alessandro Manzoni si trova nell’omonima piazza di fronte al Santuario Nostra Signora della Vittoria. Inaugurato nell’ottobre 1891 con grande sfarzo, il monumento fu voluto da Antonio Stoppani, che costituì un comitato e realizzò un appello nazionale affinché il grande scrittore avesse riconoscimento nella città di quel ramo del lago di Como: Lecco la città dei Promessi Sposi.

Torre Viscontea Lecco
Torre Viscontea

La Torre Viscontea è ciò che rimane del Castello di Lecco, fatto costruire sempre da Azzone Visconti insieme alle mura che cingevano il borgo con 3 porte d’accesso al borgo. Alessandro Manzoni ci dice che qui c’era “un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli“. Il castello si estendeva per un pezzo lungo l’attuale piazza XX Settembre.

Torrione campanile di Lecco
Torrione del Campanile Basilica San Nicolò

L’altissimo campanile della Basilica San Nicolò di Lecco è stato eretto su un torrione circolare costruito nel Quattrocento nel perimetro della cinta muraria voluta da Azzone Visconti. Se vi affacciate sul parcheggio sottostante la Basilica, lungo il percorso pedonale a lato della Basilica, potete vedere un tratto delle antiche mura che cingevano il borgo fortificato.

Vallo delle mura Lecco
Vallo delle mura

Se nel corso del Quattrocento gli Sforza, succedutasi ai Visconti, potenziò il sistema difensivo del borgo lecchese, gli spagnoli nel Cinquecento misero altrettanto mano ulteriormente alle mura perimetrali, costruendo gli spalti oltre il fossato, ultimando il torrione circolare dove ora sorge il campanile, che ai tempi era la base per la cannoniera.

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