Tra le cime e il cuore: la leggenda della Grigna
L’amore, la crudeltà e il fascino eterno delle montagne
A Lecco due montagne maestose si innalzano verso il cielo come antichi guardiani di pietra. Queste sono Le Grigne, veri gioielli del nostro territorio, le cui cime altissime e le pareti impervie richiamano da sempre gli amanti della montagna.Questo massiccio comprende due gruppi montuosi: la Grigna Settentrionale, con un’altitudine di 2410 metri, nota anche come Grignone, e la Grigna Meridionale, che raggiunge i 2177 metri, chiamata Grignetta. che raggiunge i 2177 mt. Nonostante siano distinti, questi due gruppi sono uniti da una lunga cresta e racchiudono un discreto numero di cime secondarie.
La Grigna è una meta alpinistica di fama mondiale che attira alpinisti durante tutte le stagioni, grazie alla sua varietà di torrioni, monoliti, guglie e pinnacoli. Nel corso degli anni, è diventata la palestra d’arrampicata preferita di celebri alpinisti come Riccardo Cassin, Emilio Comici e Walter Bonatti.
Dalla cima, è possibile godere di una vista panoramica mozzafiato, che spazia su tutta sulla Pianura Padana anche se la vista verso nord è limitata dalla mole imponente della Grigna Settentrionale.
Tra le leggende che circondano queste montagne, ce n’è una dedicata alla Grigna che ancora oggi viene raccontata di fronte al fuoco nelle fredde serate invernali: la leggenda della Grigna.
Di seguito, dopo aver letto diverse versioni, più o meno arricchite di particolari, vi proponiamo il nostro racconto.
La Leggenda della Grigna
In un tempo molto lontano, il territorio lecchese era dominato da colline e valli, e una cupa atmosfera avvolgeva un antico castello che si ergeva su una delle alture. Questo castello aveva un aspetto severo, un luogo che sembrava non avesse mai conosciuto la felicità, l’amore o la gioia. La regina di questo castello era una donna di straordinaria bellezza, ma era molto diversa da qualsiasi altra donna. Era una valorosa e spietata guerriera.
Fin da bambina, era stata addestrata alle arti della guerra, cresciuta nella disciplina delle armi, nel combattimento e nella brutalità del conflitto. Col passare degli anni, il suo cuore si era indurito come la pietra, il suo spirito era diventato più freddo del ghiaccio e la sua natura era divenuta crudele e spietata.
Nel castello, si era circondata di cavalieri e guerrieri con cuori altrettanto freddi e animi aggressivi. Nessuno in quel luogo conosceva l’amore, la compassione o qualsiasi emozione che non fosse rabbia, aggressività e arroganza.
Un giorno, mentre la guerriera tornava trionfante da una delle sue numerose battaglie, si trovò a passare per Lecco. Era straordinariamente bella, indossava un’armatura scintillante e i suoi capelli biondi fluttuavano al vento, mentre gli occhi freddi come il ghiaccio brillavano sotto l’elmo pesante.
Fu in quel momento che il destino li unì. La strada della splendida guerriera si incrociò con quella di un giovane Cavaliere, e i loro sguardi si incontrarono. La donna lo vide senza mostrare alcuna emozione, ma l’uomo rimase profondamente colpito dalla sua apparizione. La bellezza feroce della guerriera lo sconvolse al punto da innamorarsi perdutamente di lei.
La guerriera non si curò di lui e proseguì senza mostrare alcuna emozione. Tuttavia, il Cavaliere rimase ossessionato da quell’incontro e non riuscì a togliersi quella visione dalla mente. Desiderava baciare le labbra della bellissima guerriera e tenerla tra le sue braccia per sempre. Era innamorato e decise di andare da lei per dichiararle il suo amore.
Montato sul suo destriero, si incamminò verso il castello della guerriera. Lungo il cammino, il suo cuore batteva all’impazzata, e giurò che avrebbe conquistato il cuore della guerriera al costo della sua stessa vita. Quando si avvicinò alla torre del castello, le guardie avvisarono la regina che si affacciò per valutare la minaccia.
Sebbene si rese conto che non si trattava di un nemico pericoloso, senza mostrare alcun segno di pietà, ordinò a un arciere di scoccare una freccia. La freccia volò rapidamente e colpì il Cavaliere in mezzo alla fronte. L’uomo cadde dal suo cavallo e, prima di morire, rivolse uno sguardo alla donna che amava, come per dirle addio. Quindi, consegnò la sua anima al Signore.
La guerriera assistette a questa tragica scena senza provare alcuna emozione, se non un sorriso compiaciuto rivolto alla sua sentinella per l’efficacia del colpo. Poi, si voltò e si allontanò con indifferenza.
Dio, guardando dall’alto dei cieli, decise di punire la regina per la sua crudeltà. La trasformò in una montagna maestosa, altrettanto bella quanto pericolosa: la Grigna. La sentinella, che aveva ubbidito senza esitazione all’ordine spietato, fu trasformata in un’altra montagna, la Grignetta.
Da quel momento in poi, le due montagne erano destinate a guardarsi l’una l’altra, come una punizione eterna per la loro fredda indifferenza.
Scopriamo il vero significato
Il significato di questa leggenda è molto chiaro per noi che viviamo alle pendici di questi monti imponenti e bellissimi: la montagna, come la guerriera, può essere insieme affascinante e pericolosa. E così, ogni volta che un amante della montagna si avventura sui sentieri delle Grigne per raggiungere la vetta, lo deve fare con amore, attenzione e nel cuore una preghiera, affinché ogni pericolo gli sia risparmiato.
La canzone: La Leggenda della Grigna
La leggenda è narrata anche in una canzone scritta dallo scrittore, poeta e commediografo Luigi Santucci, armonizzata per coro dal musicista Vincenzo Carniel.
Alla guerriera bella e senza amore
Un cavaliere andò ad offrire il core
Cantava “avere te voglio, o morire”
Lei dalla torre lo vedea salire
Disse alla sentinella
Che stava sopra il ponte
“Tira una freccia in fronte
A quello che vien su”
“Tira una freccia in fronte
A quello che vien su”
Il cavaliere cadde fulminato
Ma Iddio punì l’orribile peccato
E la guerriera diventò la Grigna
Una montagna ripida e ferrigna
Anche la sentinella
Che stava sopra il ponte
Fu trasformata in monte
E la Grignetta fu
Fu trasformata in monte
E la Grignetta fu
Noi pur t’amiamo d’un amor fedele
Montagna, che sei bella e sei crudele
E salendo ascoltiamo la campana
D’una chiesetta che a pregare chiama
Noi ti vogliamo bella
Che diventasti un monte
Facciamo la croce in fronte
Non ci farai morir
Facciamo la croce in fronte
Non ci farai morir.
Ascolta la canzone del Coro Alpino Lecchese
Articolo aggiornato il 7 Novembre 2023 da eccoLecco
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