I Promessi Sposi
Riassunto Capitolo 35
Nel capitolo 34 dei Promessi Sposi, Renzo ha raggiunto Milano colpita dalla peste in cerca di Lucia, pensando di trovarla al lazzaretto.
Nel tentativo di raggiungerla, viene accusato di essere un untore, e decide di salire sul carro dei monatti per salvarsi.
Renzo entra nel lazzaretto dove si trovano circa sedicimila appestati, con capanne, baracche, carri e persone ammassate ovunque. I portici ai lati sono pieni di malati o di cadaveri e dappertutto c’è un brulicare di gente delirante che va e viene, di medici o religiosi che corrono dagli infermi.
Renzo resta sbalordito di fronte a questa scena terrificante e nel timore di essere scacciato, decide di inoltrarsi tra le capanne alla ricerca di Lucia.
Tra le capanne, Renzo cerca invano e presto si rende conto che non ci sono donne. Evita di chiedere aiuto ai cappuccini e ai monatti che incontra per non essere ostacolato.
L’atmosfera diventa sempre più spaventosa, con il cielo scuro e gonfio di nubi e una calura opprimente. Questa situazione di tensione aumenta la sofferenza dei malati e rende il momento uno dei peggiori della storia del lazzaretto.
Renzo in mezzo al frastuono sente dei suoni di bambini piangere e capre belare provenire da un recinto interno protetto da uno steccato. Si avvicina e vede molte balie e capre che allattano e curano i neonati. Tra di loro, ci sono anche frati e donne anziane che si preoccupano di portare i bambini alle capre e di proteggerli.
Renzo osserva a lungo la scena, affascinato da quell’incredibile spettacolo.
“…e balie e altre donne in faccende; e, ciò che più di tutto attraeva e fermava lo sguardo, capre mescolate con quelle, e fatte loro aiutanti: uno spedale d’innocenti, quale il luogo e il tempo potevan darlo. Era, dico, una cosa singolare a vedere alcune di quelle bestie, ritte e quiete sopra questo e quel bambino, dargli la poppa; e qualche altra accorrere a un vagito, come con senso materno, e fermarsi presso il piccolo allievo, e procurar d’accomodarcisi sopra, e belare, e dimenarsi, quasi chiamando chi venisse in aiuto a tutt’e due.”
Renzo si allontana e improvvisamente vede padre Cristoforo seduto davanti a una capanna, mentre mangia la minestra e corre verso di lui.
Il frate, che era stato trasferito a Rimini, dopo la morte del conte zio, aveva chiesto di essere rimandato in Lombardia per assistere gli ammalati di peste e realizzare il suo desiderio di sacrificare la sua vita per il prossimo.
Renzo è felice di averlo ritrovato, ma nota che il frate è molto cambiato: il suo portamento è curvo e affaticato, il viso pallido e smunto, ma ha una grande forza d’animo.
Padre Cristoforo riconosce Renzo con affetto e vuole conoscere la sua storia.
Renzo gli racconta della sua esperienza con la peste, le traversie giudiziarie e soprattutto tutte le vicissitudini di Lucia dopo essere andata a Monza, dal rapimento all’alloggio presso donna Prassede. Il racconto continua con la sua fuga e latitanza nel Bergamasco, fino a quando ha appreso che Lucia è nel lazzaretto. Renzo chiede al frate dove si trovi il quartiere con le donne, dove potrebbe trovarsi Lucia, e decide di non informarlo per il momento del voto pronunciato da Lucia.
Padre Cristoforo porta Renzo all’uscio della sua capanna e gli indica la cappella al centro del recinto dove i pochi guariti dalla peste stanno per essere portati altrove per fare la quarantena. Renzo dovrà avvicinarsi alla processione e cercare Lucia tra i guariti. Se non la troverà, il frate gli indica il quartiere delle donne protetto da uno steccato dove Renzo potrà introdursi facilmente. Lì potrà cercare Lucia, ma dovrà prepararsi al peggio.
Renzo, angosciato all’idea di non trovare Lucia viva, carico di rabbia si dice pronto a cercare vendetta contro don Rodrigo, l’unico responsabile della loro sorte. Padre Cristoforo reagisce con disapprovazione, dicendo che solo Dio può giudicare e che la vendetta non è giustizia e si allontana da lui. Renzo, disperato, chiede al padre di non abbandonarlo, ma il frate ribatte che non ha tempo per i suoi progetti di vendetta e lo esorta a cogliere la possibilità di perdono che Dio gli offre, possibilità che a lui non è stata concessa.
A queste parole Renzo si mostra profondamente colpito e padre Cristoforo gli propone di vedere cosa è diventato don Rodrigo, l’oggetto della sua rabbia.
Padre Cristoforo conduce Renzo in una capanna dove riconosce, tra gli altri malati, don Rodrigo disteso su un giaciglio.
Il frate chiede a Renzo di guardare don Rodrigo e gli rammenta che la sua reazione può essere di castigo o di misericordia e che Dio avrà lo stesso atteggiamento verso di lui.
Don Rodrigo è immobile consumato dal dolore e dalla malattia e sicuramente prossimo alla morte.
Il frate invita Renzo a pregare e invocare il perdono per la sua anima e conclude dicendo che la salvezza di entrambi potrebbe dipendere da questo atto di compassione e amore nei confronti del suo oppressore.
“- Tu vedi! – disse il frate, con voce bassa e grave. – Può esser gastigo, può esser misericordia. Il sentimento che tu proverai ora per quest’uomo che t’ha offeso, sì; lo stesso sentimento, il Dio, che tu pure hai offeso, avrà per te in quel giorno. Benedicilo, e sei benedetto.”
Dopo aver pregato insieme per la salvezza di don Rodrigo, padre Cristoforo esorta Renzo ad essere pronto a qualunque evenienza e a lodare Dio indipendentemente dall’esito della sua ricerca. Senza dirsi altro, escono dalla capanna e si separano. Renzo si dirige verso la cappella.
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