I Promessi Sposi: genesi del romanzo

Dall’aprile 1821 al 1840. 20 anni di lavoro per Alessandro Manzoni per regalarci il primo romanzo della letteratura italiana: I Promessi Sposi.

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I Promessi Sposi: la genesi del romanzo

Conosciamo tutti I Promessi Sposi, il celeberrimo romanzo scritto da Alessandro Manzoni ed ambientato su “quel ramo del lago di Como“: la nostra Lecco.
Ma sappiamo che lo scrittore ha impiegato anni di lavoro e studio per arrivare alla stesura definitiva del romanzo, del primo romanzo della letteratura italiana?
Chi è appassionato del romanzo, oppure sta studiando proprio in questo momento I Promessi Sposi, sa che Alessandro Manzoni ha iniziato nel 1821 a scrivere la prima bozza, mai pubblicata, intitolata “Fermo e Lucia“, ma non era convinto del suo lavoro. 

Manzoni voleva una stile meno aulico, meno difficile da comprendere a chi non era uomo di cultura, desiderava che il suo romanzo venisse letto da un pubblico vasto e per questo necessitava anche di una lingua comprensibile ai più.
La revisione degli stili e della lingua hanno permeato l’attività di Manzoni per diversi anni, ne troviamo traccia anche nei carteggi con l’amico Claude Fauriel.
Un percorso che ha visto dapprima una revisione che ha portata all’edizione dei Promessi Sposi del 1827, la Ventisettana, e poi un’altra revisione che ci ha consegnato l’edizione ultima del 1840: I Promessi Sposi illustrati da Francesco Gonin, la Quarantana.

Ma vediamo le tappe, se così vogliamo chiamarle, che hanno visto impegnato Alessandro Manzoni nel suo capolavoro, per il quali gli siamo grate.

Fermo e Lucia (1821-1823)

Nella primavera del 1821 Alessandro Manzoni si trovava nella sua villa di Brusuglio a Milano, dove matura l’idea del romanzo in seguito ad alcune letture sulle vicende storiche di Milano attorno al 1630, che saranno proprio l’ambientazione temporale dei Promessi Sposi.
Queste letture in particolare sono:

  • Historiae Patriae del milanese Giuseppe Ripamonti (1577-1643)
  • Economia e statistica di Melchiorre Gioia (1767-1829)

che trattavano con abbondanza di documenti il periodo della carestia e della peste.
Questi due libri contenevano anche notevoli spunti romanzeschi: il racconto di una monacazione forzata, la conversione di un nobile prepotente ad opera del cardinale Borromeo, le pene minacciate a chi con la violenza tentasse di impedire un matrimonio.

La prima stesura del romanzo porta come data il 24 aprile 1821.
Manzoni inizia a scrivere i primi due capitoli per poi fermarsi per consentire la ripresa e la conclusione dell’Adelchi. Dalla primavera del 1822 ritorna a dedicarsi alla sua opera completandola nel settembre 1823.

Come era strutturato il Fermo e Lucia?

Il testo era diviso in quattro tomi senza titolo:

  • 1° tomo – protagonisti sono i promessi sposi
  • 2° tomo – protagonista è Lucia
  • 3° tomo – protagonista è Fermo
  • 4° tomo – protagonisti i due fidanzati

Titolo dell’opera: “Fermo e Lucia“, dove Fermo è il protagonista maschile che diverrà poi Renzo Tramaglino.

I Promessi Sposi – edizione Ventisettana (1827)

Nel marzo 1824 Alessandro Manzoni mette mano ad una nuova stesura del romanzo, apportando notevoli modifiche, si può dire che sia quasi un totale rifacimento dell’opera.
Vediamo cosa fa Manzoni:

  • eliminazione di alcune digressioni, dotate di una loro autonomia ideologica o narrativa e pertanto considerate inopportune rispetto al processo di concentrazione drammatica della vicenda (per esempio la parte relativa ai processi agli untori, le osservazioni sulla questione della lingua),
  • riduzione di episodi e sfrondamento delle vicende riguardanti alcuni personaggi (ex. Gertrude: da 6 a 2 capitoli),
  • spostamento nell’ordine dei capitoli e degli episodi. Manzoni scompone e rimonta al fine di ottenere un maggiore equilibrio armonico della struttura narrativa,
  • radicale revisione linguistica. Il Fermo e Lucia era un impasto eterogeneo di lingua letteraria e lingua d’uso. Per Manzoni la lingua letteraria era distaccata dai problemi della vita del popolo e la lingua d’uso al contempo risultava inadeguata a risolvere il problema di un romanzo nazionale e non municipale. Si trova così nella condizione di inventare una lingua per la prosa, che non sia il classicismo aulico delle tragedie, ma una lingua più vicina alla gente. Così sperimenta un linguaggio in cui è forte la presenza di costrutti e termini milanesi e francesi (Alessandro Manzoni parlava correntemente francese, grazie al periodo parigino con la madre Giulia Beccaria. Le lettere all’amico Claude Fauriel sono in francese), cercandosi di avvicinare al toscano vivo. Studia il vocabolario milanese-toscano di Francesco Cherubini, il vocabolario della Crusca e gli autori toscani, ma non si reca personalmente a Firenze.

Concluso il vasto spoglio linguistico e la revisione strutturale durata tre anni, la nuova opera vide la sua prima stampa in tre tomi presso l’editore Ferrario di Milano nel 1827.

Qual è la struttura della Ventisettana?

Aboliti i 4 tomi del Fermo e Lucia, I Promessi Sposi, edizione Ventisettana, sono un unico racconto suddiviso in 38 capitoli.
Manzoni abbandona l’impianto rigido basato sulla successione delle vicende di Lucia e Fermo/Renzo, che si intrecciano in una struttura narrativa perfettamente bilanciata.

Titolo dell’opera: I promessi sposi

I promessi sposi. Storia milanese del secolo XVII scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni – edizione Quarantana (1840)

Subito dopo la pubblicazione dei Promessi Sposi nel 1827, Alessandro Manzoni va direttamente a Firenze: è convinto che si debba proporre un modello linguistico unitario, che sia accessibile a tutti e “fu per lui come una rivelazione: quella lingua tanto faticosamente cercata nei libri, eccola viva, agile, reale, nei Fiorentini colti con cui veniva a contatto” (Storia della lingua italiana, Bruno Migliorini).

Eccola la soluzione, ecco il modello linguistico unitario da utilizzare nella letteratura come nella vita sociale: il fiorentino delle persone colte, la lingua viva e parlata e non la lingua morta dei libri del Trecento e del Cinquecento, come volevano invece i puristi.
Da qui nasce una nuova revisione dei Promessi Sposi, che è prettamente linguistica, lasciando inalterato l’impianto della struttura narrativa.

Manzoni decide anche di innovare l’opera arricchendola con illustrazioni di Francesco Gonin e venne pubblicata a partire dal 1840 fino al 1842 presso Guglielmini e Radaelli, conosciuta anche come Quarantana.
Un’edizione molto costosa per via delle immagini, che non ebbe una grande diffusione.

Qual è la struttura della Quarantana?

L’opera comprende:

  • introduzione, nella quale compare il testo del presunto manoscritto Seicentesco
  • 38 capitoli
  • la Storia della Colonna Infame

Titolo dell’opera: I promessi sposi. Storia milanese del secolo XVII scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni

Immagine di copertina © eccoLecco

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